La giustificazione economica del deposito

aprile 22, 2009 · Filed Under Approfondimenti Professionali · Comment 

 

La giustificazione economica del deposito doganale.

Come è noto uno dei requisiti per poter usufruire dell’autorizzazione a gestire un deposito doganale è la sussistenza di una giustificazione economica. Quest’ultima è intesa dall’art. 100 del Codice doganale comunitario, quale esigenza economica di depositare merci estere.

L’esistenza di detto requisito può dunque essere dimostrata facendo riferimento, ad esempio, all’attività concretamente svolta dall’operatore, alla quantità, qualità, valore e provenienza delle merci da custodire, alla capacità di stoccaggio del deposito ed al periodo di giacenza media. Non può essere ritenuto sufficiente, invece, un esclusivo riferimento al numero di operazioni di introduzione in deposito effettuate.

A tale conclusione è pervenuto recentemente anche il TAR Lombardia di Milano che ha sospeso in via cautelare il provvedimento di revoca di un deposito doganale, fondato esclusivamente sull’esiguità del numero di introduzioni in deposito effettuate in un dato periodo, ritenendolo insufficientemente motivato.

 

 (Testo a cura dell’ avv. Giuseppe Francesco Lovetere  e del dott. comm. Antonio Sgroi dello Studio Associato Servizi Professionali Integrati di Milano)

 

Mancato pagamento dei diritti doganali: è sempre contrabbando?

aprile 6, 2009 · Filed Under Approfondimenti Professionali · Comment 

 

Mancato pagamento dei diritti doganali: è sempre contrabbando?

Il mancato pagamento dei diritti doganali è sanzionato a vario titolo da parte del legislatore.

Si applica la sanzione amministrativa prevista dall’art. 303 del TULD in tutti i casi in cui il mancato pagamento sia dipeso da un errore, dovuto ad ignoranza o negligenza, circa la qualità, la quantità o il valore delle merci, commesso in sede di dichiarazione.

Si prospetta, invece, l’ipotesi del contrabbando, e quindi l’applicazione di una sanzione che di norma solo penale, quando si introducono nello Stato, in violazione delle disposizioni doganali, merci che sono sottoposte ai diritti di confine con evasione od elusione dei relativi controlli.

La giurisprudenza e la dottrina sono concordi nel ritenere che la differenza tra il reato di contrabbando e la semplice irregolarità della dichiarazione risieda nell’elemento soggettivo: per configurare il reato di contrabbando è necessario il dolo. E’ necessario, cioè, che il soggetto abbia previsto e voluto la sottrazione delle merci al pagamento dei diritti doganali.

In tutti i casi in cui, invece, l’operatore abbia agito con colpa è ravvisabile la violazione punita, con sanzione solo amministrativa, dall’art. 303 del TULD. 

L’importanza di una netta demarcazione tra reato di contrabbando ed errata dichiarazione in dogana è rilevante sia per le diverse conseguenze sul piano sanzionatorio, sia perché solo in caso di reato sarà possibile eventualmente recuperare i maggiori diritti accertati anche oltre il termine di tre anni dalla data in cui si è verificato il presupposto dell’obbligazione tributaria-doganale.

(Testo a cura dell’ avv. Giuseppe Francesco Lovetere  e del dott. comm. Antonio Sgroi dello Studio Associato Servizi Professionali Integrati di Milano)