Nuovo art. 303 TULD e principio di proporzionalità

gennaio 15, 2014 · Filed Under Approfondimenti Professionali · Comment 

Le modifiche all’art. 303 del TULD introdotte mediante d.l. 16/12 sollevano dubbi di compatibilità con  il principio di proporzionalità e ciò con riguardo al minimo sanzionatorio estremamente elevato nonché alla sproporzione che può determinarsi tra fatto commesso ed entità della sanzione. Può così venir meno la possibilità di parametrare in concreto la sanzione all’entità del fatto. Va ricordato che la Corte costituzionale ha ritenuto che il potere sanzionatorio deve estrinsecarsi in modo coerente al fatto addebitato. Inoltre, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha chiarito che il giudice nazionale deve valutare se, tenuto conto degli imperativi di repressione e di prevenzione, le sanzioni effettivamente irrogate appaiono così sproporzionate rispetto alla gravità dell’infrazione da ostacolare le libertà previste dal Trattato (sentenza 12 luglio 2001, causa C – 262/99). In materia di infrazioni doganali gli Stati membri devono del resto esercitare la loro competenza nel rispetto dei principi generali del diritto e, in particolare, del principio di proporzionalità (sentenza 26 ottobre 1995, causa C- 36/94) e devono vigilare affinché le violazioni del diritto comunitario siano sanzionate in termini analoghi a quelli previsti per violazioni di diritto interno simili per natura e importanza (sentenza 12 settembre 1996, causa C-58/95).

Prof. Avv. Fabrizio Vismara

Ancora un intervento (l’ultimo?) sul tema del Made in Italy e dell’utilizzo dei marchi aziendali.

ottobre 2, 2009 · Filed Under Approfondimenti Professionali · Comment 

 

Ancora un intervento (l’ultimo?) sul tema del Made in Italy e dell’utilizzo dei marchi aziendali.

La norma ferragostana in tema di utilizzo del marchio aziendale, che aveva creato così tanti problemi applicativi, l’articolo 17 della Legge n. 99/2009, è stata eliminata dal D.L. n. 135/2009. Il legislatore, tuttavia, non si è limitato ad un intervento abrogativo, perché ha introdotto anche delle nuove norme attraverso l’articolo 16.

Innanzitutto, in tema di utilizzo dell’espressione “Made in Italy” od altre equivalenti, è stato stabilito che esso è consentito solo se il prodotto sia disegnato, progettato, lavorato e confezionato esclusivamente sul territorio italiano. Le violazioni sono sanzionate penalmente.

Questa norma è già entrata in vigore, anche se è comunque prevista la possibilità di emanazione di disposizioni applicative da parte dei Ministeri competenti.

Entreranno, invece, in vigore nella prima metà di novembre, le nuove norme dettate in tema di fallace indicazione di origine. E qui potrebbe ancora sorgere qualche problema.

Con l’aggiunta dei commi 49-bis e 49-ter all’art. 4 della legge n. 350/2003, è stata introdotta, infatti, una nebulosa nozione di fallace indicazione caratterizzata da un uso del marchio “con modalità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto o la merce sia di origine italiana”. Non è chiaro quali possano essere in concreto queste modalità, con buona pace del principio di tassatività della fattispecie in ambito sanzionatorio. Tuttavia ogni inconveniente può essere evitato apponendo “indicazioni precise ed evidenti sull’origine o provenienza estera” o impegnandosi a attestare che ciò avverrà nella successiva fase di commercializzazione. Tutto questo a pena si sanzioni amministrative pecuniarie e confisca dei beni.

Ad avviso di chi scrive, questa parte del nuovo intervento legislativo ripropone talune delle perplessità già avanzate col nostro precedente intervento di fine luglio, sia ancora una volta per l’oscura formulazione della norma, sia per la compatibilità con la normativa del settore, anche comunitaria, già in vigore. Ad una prima lettura, infatti, il comma 49-bis sembrerebbe la riedizione, depenalizzata, di quanto previsto dall’abrogato art. 17. Inoltre, non è chiaro come esso si armonizzi col precedente comma 49, che sanziona penalmente l’uso fuorviante di marchi aziendali anche se accompagnato dall’indicazione dell’origine estera del prodotto (ipotesi che il comma 49-bis sembrerebbe invece fare salva).

C’è quindi ancora un po’ di confusione, ma il legislatore ha ancora qualche giorno per fare chiarezza. E’ auspicabile però che ciò avvenga una volta per tutte.

 (testo a cura dell’ avv. Giuseppe Francesco Lovetere – giuseppe.lovetere@fisspa.it – e del dott. comm. Antonio Sgroi – antonio.sgroi@fisspa.it – dello Studio Associato Servizi Professionali Integrati di Milano)

 

Quali sono i diritti doganali coperti da garanzia?

settembre 28, 2009 · Filed Under Approfondimenti Professionali · Comment 

Quali sono i diritti doganali coperti da garanzia?

L’articolo 78 del DPR n. 43/1973 consente a coloro che effettuano frequentemente operazioni doganali, di ottenere la libera disponibilità della merce senza il preventivo pagamento dei diritti liquidati, che sono annotati per ciascuno operatore in apposito conto di debito. La concessione di questa agevolazione è subordinata alla presentazione di un’idonea cauzione nella misura ritenuta congrua dalla Dogana.

Tale garanzia, deve intendersi limitata ai diritti liquidati al momento dell’importazione o si estende anche agli eventuali maggiori diritti che l’Amministrazione potrebbe richiedere in futuro in seguito ad un accertamento?

Noi riteniamo che la garanzia copra esclusivamente i diritti liquidati all’atto dell’importazione.

Questa tesi è supportata da vari elementi. Innanzitutto il tenore della norma: l’articolo 78 fa riferimento esclusivo ai diritti liquidati. Oltre a ciò, la funzione della garanzia sembra essere alternativa a quella normalmente svolta dalla permanenza della merce in dogana fino al pagamento dei diritti doganali e non oltre tale momento.

Tale garanzia è sostituita dalla norma citata con una fideiussione: il pagamento dei diritti è rimandato e la merce è immediatamente svincolata solo perché c’è una garanzia a tutela di tale futuro pagamento.

Ed ancora. Di norma il rapporto contrattuale relativo al rilascio della garanzia si instaura tra l’operatore doganale e l’ente che garantisce, rapporto cui è estraneo il proprietario della merce. L’ammontare garantito, inoltre, si riferisce al debito dell’operatore doganale nei confronti dell’Amministrazione relativo a tutte le operazioni effettuate in un dato periodo, ammontare complessivo che, quindi, non può essere ricondotto alle concorrenti ma distinte obbligazioni dei diversi proprietari delle merci.

Infine, se il titolare del conto di debito dovesse essere ritenuto responsabile anche degli eventuali maggiori diritti successivamente accertati, finirebbe con l’assumersi un rischio eccessivo e difficilmente quantificabile a priori, nei confronti dell’Amministrazione doganale, certamente superiore al normale rischio professionale.

(Testo a cura dell’ avv. Giuseppe Francesco Lovetere  e del dott. comm. Antonio Sgroi dello Studio Associato Servizi Professionali Integrati di Milano)

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